SCOLLINANDO TRA LE LANGHE – 29.10.2016

Sembrava una normale giornata di Ottobre, una di quelle in cui il freddo autunnale ha iniziato a farsi un po’ più pungente, una di quelle in cui la Serena si domanda se sia meglio il maglioncino di lana o quello di cashmere.  Il sole era ormai sorto ed i primi “Buongiorno” erano arrivati sul gruppo WhatsApp appositamente creato per la giornata e così anche le prime (dovute) risposte: “Buongiorno un cazzo!”.

Insomma, nulla di nuovo tra le righe del GFM ma mai nessuno avrebbe potuto immaginare cosa sarebbe successo di li a poco.

Ore 9:00. Ritrovo presso il teatro Municipale di Casale. Il folto gruppo è già alle prese in intensi pettegolezzi quando anche gli ultimi ritardatari (non facciamo nomi: Dighi, Antonella e Marco) finalmente ci raggiungono. Tino intanto non riesce a capire chi aveva già fatto la stessa gita due anni prima, lo chiede un paio di volte alla Serena ma ancora non capisce.

Si decide su due piedi l’occupazione delle macchine così suddivise: •   Beppe, Antonella, Mauri e Serena •   Tino, Dighi, Barbara e Manuel •  Beatrice, Paolo, Marco e Chiara

Giusto il tempo di buttare l’attrezzatura fotografica in macchina ed il GFM è pronto a sfrecciare verso le Langhe. Dopo un intenso ed emozionante viaggio durato appena qualche secondo, siamo costretti a fermarci alla Canottieri in quanto abbiamo già perso una macchina.

Attimi di panico ci attanagliano il cuore, le comunicazioni sono interrotte ed il panico dilaga, ci chiediamo che fine abbia fatto la terza macchina ma poi eccola spuntare all’orizzonte: stanno tutti bene, nessun ferito, tiriamo un sospiro di sollievo e siamo pronti a ripartire.  Abbiamo un attimo d’incertezza in una rotonda di Corso Valentino e la coppia formata dal Beppe e l’Antonella, “due cuori ed una Giulietta”, decide di percorrerla un paio di volte.

Lasciamo la nostra amata Casale dirigendoci verso Portacomaro dove affrontiamo il primo pit-stop per recuperare la Manuela. Qui, la Barbara già esaurita in appena 10 minuti di macchina con Tino e Dighi, opta per un cambio di team unendosi ad una più sicura (e tranquilla) Manuela. Il cambio è repentino e senza neanche rendercene conto stiamo già macinando chilometri su chilometri.

Il gruppo è guidato da Tino (che non mette una freccia neanche a pagare) e dalla nostra fedele guida turistica Dighi che saggiamente opta come prima tappa Fontanafredda. Il luogo è fantastico, il tempo purtroppo non dei migliori: una leggera foschia avvolge le morbide colline abbattendo un po’ i nostri animi.  Parcheggiamo le auto e ci guardiamo attorno spaesati. Dighi comprende il nostro disagio e subito si adopera per trovare qualcuno che ci guidi in un tour dettagliato di questa località a noi ancora sconosciuta. Eccolo che allora tenta la prima corruzione approcciandosi ad una tedesca, poi ad un’inglese. Nulla da fare, nessuna sembra essere colpita dal fascino del buon Dighi finché eccola lì: occhi azzurri, labbra rosse, pelle diafana…è la donna della sua vita. Partono intense trattative e tutt’ora siamo all’oscuro di ciò che è stato promesso a questa ingenua ragazza ma troviamo finalmente colei che è pronta a guidarci alla scoperta delle meravigliose cantine di Fontanafredda.

Appena entrati si respira subito profumo di antiche tradizioni ed una forte fragranza di vino che inebria i nostri

polmoni.

(Foto di Beatrice)
(Foto di Barbara)
(Foto di Antonella)

Veniamo guidati lungo la storia di questo piccolo gioiello delle Langhe: ne conosciamo i fondatori, i territori, le vigne che la compongo, i corridoi stretti ed umidi che collegano una cantina all’altra; ci mostrano le botti, da quelle più recenti a quelle più secolari spiegandoci il procedimento di fermentazione e di arricchimento del gusto.

Le gole si fanno più secche e la sete si fa sentire. Ce la facciamo passare quando scopriamo che la bottiglia da noi ambita viene intorno ai 640€ mentre quella più costosa costa circa un rene, un rene e mezzo (IVA esclusa).

(Foto di Dighi)
(Foto di Antonella)

Sicuri di voler conservare i nostri organi vitali abbandoniamo Fontanafredda proseguendo verso una delle attrazioni più ambite del territorio: la panchina rossa gigante, situata nei pressi de La Morra.
Prima di raggiungere la tappa-panchina Dighi scorge un panorama TOP, Tino tira il freno a mano e tutti lo seguiamo a ruota.

(Foto di Antonella)
(Foto di Beatrice)

C’è chi si dedica alla macro, chi alle splendide vigne che si perdono a vista d’occhio e chi si butta sui ritratti.

(Foto di Manuela)
(Foto di Chiara)

Dopo aver messo in pratica ogni tecnica fotografica possibile e immaginabile ci rimettiamo in marcia verso l’ambita panchina gigante.
Anni ed anni di alpinismo finalmente possono essere messi in pratica e tutti, ma proprio tutti, iniziano ad avventurarsi verso la cima di questo imponente monumento.

Dighi (Foto di Barbara)
Marco e Manu (Foto di Barbara)

L’operazione non è facile, qualcuno scuote la testa sconfortato e si sentono lamenti del tipo “Non penso di farcela“, ma la squadra non si arrende. Unita persiste, combatte e vince.

L’aria pare più rarefatta ed un affanno generale scandisce l’aria fresca che si percepisce a quell’altitudine. Il vento ci sferza il viso, lo sguardo si perde all’orizzonte. Sembra tutto così magico e ci godiamo il momento perdendoci in un autoscatto epico che resterà per sempre negli annuali della storia del GFM.

A turno scattiamo ancora qualche foto individuale, per chi vuole immortalare il momento preciso di conquista della vetta. 

Dighi (Foto di Chiara)
Sere e Mauri (Foto di Dighi)
Manuela (Foto di Serena)
Ma che belli siamo sulla Big Bench di La Morra
Da sinistra – fila alta Dighi, Paolo, Barbara, Anto e Beppe
Da sinistra – fila bassa Manuel, Marco, Manu, Sere, Mauri, Bea, Chiara e Tino

Tornati tutti con i piedi per terra non abbiamo altro tempo da perdere, sono ormai le 12:00 circa ed il nostro stomaco inizia a richiedere attenzioni.  Raggiungiamo La Morra dopo qualche minuto, ma la situazione non promette affatto bene: qualcuno parla di ripide salite, qualcuno di campanili con almeno un centinaio di scalini. Serena ed Antonella iniziano a protestare in quanto tutto ciò non rientrava negli accordi contrattuali stipulati precedentemente, fare fatica non era incluso; tra una lamentela ed una minaccia raggiungiamo il famoso belvedere de La Morra: luogo incantevole con vista su vigne che si perdono a vista d’occhio e morbidi pendii che sanno di poesia.

Il nostro entusiasmo è smorzato solo dalla foschia che avvolge le colline e che non permette scatti come avremmo voluto portare a casa ma in ogni caso ci accontentiamo, ci godiamo il panorama e soprattutto il bel sole che ci scalda e che ci fa apprezzare ancora di più la giornata.

Discendiamo tranquillamente giù per il paese e Dighi ci conduce verso il suo tanto decantanto ristorante: da Per Bacco.

Dalla sola vista dell’esterno qualcuno inizia un’improvvisata ricerca su google: “Di quale organo non ha bisogno il corpo umano per vivere?” ma ormai è troppo tardi per tirarsi indietro. Ci dividiamo in due tavoli, il primo composto da Serena, Mauri, Dighi, Paolo, Beatrice, Beppe e Antonella, il secondo invece è formato da Barbara, Manuel, Chiara, Marco, Manuela e Tino. Finalmente abbiamo un attimo per rilassarci e per far riposare un po’ le nostre macchine fotografiche. Ci perdiamo nelle più svariate conversazioni mentre consultiamo il menù e ci facciamo venire l’acquolina in bocca. Optiamo per tagliolini con funghi porcini freschi e grattata di tartufo e la famosa pizza toma su toma by Tino (Hashtag di Serena: #TinoNonVorreiEssereIlTuoCesso). Sicuri della certificazione “T.O.P.” del locale ci lecchiamo i baffi e divoriamo le nostre porzioni senza troppi complimenti e mentre il primo tavolo già è proiettato verso l’ordinazione dei dolci, il secondo tavolo invece, composto da elementi più dediti all’avventura, decide di intraprendere, ancora con tutti gli organi vitali, la scalinata che li porterà al campanile del paese, sperando quindi di riuscire a godere di una visuale più spettacolare rispetto a quella del belvedere.

Ci rincontriamo tutti poco dopo e tra chi cammina e chi rotola per il troppo mangiare ritorniamo alle macchine pronti per una nuova tappa.

Questa volta è il turno di Barolo, ci affidiamo alle sagge indicazioni del Dighi che senza indugiare troppo ci conduce a Monforte D’Alba (in quanto convinto che Barolo fosse il paese dopo, scusa per fotografare la nuova 124 Spider marchiata Abarth). La Serena va in escandescenza e violacee sfumature iniziano a colorare i suoi zigomi soprannominati poi “pumin russ”.
La calda giornata deve averle dato alla testa, ne abbiamo la conferma quando l’abbiamo vista sporgersi dal finestrino, tirare fuori la lingua e sentirla commentare che l’aria sapeva di Barolo. Lei al cambio di programma non ci sta, lei si oppone: serve l’intervento del povero Mauri per farla sradicare dalla macchina e se tutti ambivano a fare scatti singolari al piccolo Monforte d’Alba, Serena aveva ben altri interessi, espressi così: “Io voglio andare per strada” (a voi le libere interpretazioni).

Foto ricordo nella piazza della Chiesa di Monforte D’Alba
Da sinistra: Anto, Sere, Mauri, Chiara, Paolo e Bea, Beppe con bandiera, Manu, Marco, Dighi, Manuel e Barbara, Tino

Approdati a Monforte d’Alba il giro del paese è veloce ma regala qualche soddisfazione.

(Foto di Antonella)

Ristabilito l’ordine ci prepariamo per un nuovo scatto di gruppo questa volta gentilmente offerto da un passante con tipico atteggiamento da fotografo professionista che dopo il nostro consiglio di scattare in orizzontale, prontamente ci scatta 15 pose in verticale. Nel mentre, al nostro fianco sinistro, un gruppo di nobili sciure ci sparano un centinaio di foto con i loro smartphone manco fossimo l’incarnazione di Belen Rodriguez feat. la sua farfalla tatuata. Alcuni di noi decidono di concedersi una pausa gelato mentre altri si addentrano nei pressi del Duomo: volte alte e colori intensi adornano questo luogo ed incantano la nostra vista. Ci perdiamo in svariati scatti, chi all’interno e chi all’esterno, prima di decidere di proseguire nuovamente.  Svariate volte ci soffermiamo lungo il percorso immortalando le ordinate vigne che adornano le colline delle Langhe.

I colori autunnali la fanno da padrone con tonalità che si spingono dal giallo fino ad un rosso più intenso. Con un paesaggio e dei colori del genere è praticamente impossibile scattare foto non belle.

(Foto di Chiara)
Dighi allo scatto (Foto di Antonella)

Chiara e Marco (Foto di Beppe)
Beppe allo scatto (Foto di Serena)
Dighi (Foto di Beppe)
(Foto di Barbara)
Beppe, Anto, Dighi, Sere e Tino
Comunque siamo proprio belli ne !

Alle 17:17, alla faccia del des-Tino, il buon Tazzo non ha ancora capito che la Sere non c’era la volta prima. E’ ormai tardi ed il sole sta calando ma decidiamo di fare un’ultima fermata a Serralunga d’Alba dove possiamo immortalare gli scorci del bellissimo castello e dedicarci a qualche foto ritrattistica.

I fotografi del GFM super impegnati (Foto di Antonella)
Castello di Serralunga d’Alba (Foto di Beppe)
(Foto di Manuel)

Ci godiamo il tramonto che ci regala splendide tonalità arancioni sulle vigne che sembrano spegnersi lentamente mentre l’oscurità scende. Purtroppo siamo costretti a ritirare definitivamente le macchine fotografiche e ci proiettiamo tutti verso il viaggio del ritorno durante il quale stiamo già rimembrando i vecchi tempi passati di appena qualche ora fa’.

(Foto di Serena)

E’ il momento delle dirette facebook e di perdere quel poco di dignità che ci è rimasta. Edoardo dall’altro capo del mondo ci fa compagnia, è vicino a noi con lo spirito e l’anima e ci aiuta a dirigere una diretta con i fiocchi. Raggiungiamo Casale Monferrato, la nostra patria, intorno alle 20:00 e le risate risuonano ancora tra di noi.   C’è chi già pensa alla prossima uscita del GFM e non possiamo che essere più che felici, certi che questa esperienza non solo ci ha rallegrati ma ha aiutato ad unire ancora di più questo fantastico gruppo già ben consolidato.

Scritto da Antonella

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